Vincenzo Russo, bio del paroliere napoletano

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Vincenzo Russo, bio del paroliere napoletano nel post a cura di Napoli Fans

Un umile guantaio dal cuore ricolmo di poesia, tanto da rendere immortali alcune canzoni napoletane come “I’ te vurrià vasà” (io ti vorrei baciare) e “Maria Marì”. Stiamo parlando di Vincenzo Russo e della sua vita ricca di successi ma anche di tristezza e miseria.

Una vera e propria commedia napoletana, dove il lieto fine, cioè la gloria immortale per la sua arte, arrivò al poeta nell’ultima parte della sua breve vita e soprattutto postuma.

Vediamo in questo nuovo post dedicato alla storia della canzone napoletana, la vita e le opere di Vincenzo Russo. Buona lettura e benvenuti su Napoli Fans!

Vincenzo Russo: gli inizi e l’amore per la poesia

La data di nascita di Vincenzo Russo è il 18 marzo del 1876, quando vede la luce in una modesta e numerosa famiglia. Il padre è ciabattino e la madre casalinga.

La casa in cui viveva la famiglia era umida e malsana. Ammalato seriamente fin da bambino, Vincenzo non riesce neanche ad andare a scuola. 

La sua aspirazione, tuttavia, è diventare un poeta, ma restare in condizioni di analfabetismo non lo avrebbe aiutato. Il padre muore che lui era ragazzo, e deve ricercare lavoro come guantaio per contribuire al bilancio familiare.

Ma la passione per il teatro, che non può permettersi, lo spinge a usare la fantasia: diviene così maschera e buttafuori per alcuni teatri di varietà napoletani. Nonostante ciò, comincia anche a frequentare corsi serali e impara ben presto a leggere e scrivere. Una capacità che gli permette di farsi una buona cultura e rincorrere i suoi sogni.

L’assistito

Decide di partecipare diverse volte alla festa della Piedigrotta, dove ormai aveva preso piede anche una vera e propria gara musicale, con alcune canzoni quali “Filumena Filumè” e “Napoli Napolì”, senza però ottenere il successo. La salute, sempre molto precaria, gli procura incubi notturni e insonnia, tanto che si aggira inquieto tra i vicoli di piazza Mercato per placare la sua tosse. 

Presto il popolo napoletano gli dà anche la nomea di “assistito”: ha un aspetto pallido ed emaciato. Eduardo Di Capua, autore di ” ‘O sole mio”, ma anche incallito giocatore del Lotto, lo avvicina per chiedergli dei numeri da giocare. Nasce così anche un sodalizio professionale che non sappiamo quanto fosse fortunato con i bussolotti, ma lo è stato sicuramente dal punto di vista musicale. Entrano infatti così dritti dritti nella storia di Napoli e della musica napoletana.

I successi di Vincenzo Russo

Il primo grande vero successo arriva con la canzone “Maria Marì”. Ma la salute resta sempre precaria. Eduardo Di Capua riesce a trascinare Vincenzo al Salone Margherita. All’uscita, Russo passa a Di Capua un bigliettino con i versi di “I’ te vurrià vasà”. Inutile dire che questa canzone entra nella storia come una delle più belle canzoni napoletane di sempre.

Ma i successi per i due continuano: i due artisti vincono Piedigrotta e danno vita a canzoni quali “Torna maggio” e “Canzona Bella”.

L’umile poeta, tuttavia, conduce la vita di sempre, lavorando come guantaio per potersi mantenere economicamente.

La morte

A soli 28 anni le sue condizioni di salute peggiorano irrimediabilmente. Un giorno, affacciandosi alla finestra, vede la chiesa di piazza Mercato addobbata per un matrimonio. Immaginando che fosse proprio la sua amata Enrichetta a sposarsi, torna a coricarsi scrivendo profeticamente “L’urdema canzone mia (tutto è finito)”, testo che è poi musicato postumo dallo stesso Eduardo Di Capua.

E’ l’11 giugno del 1904 quando Vincenzo Russo esala l’ultimo respiro, morendo di tubercolosi. Da allora le sue canzoni sono repertorio classico di qualsiasi cantante voglia affrontare la struggente bellezza, la potenza emotiva e la profondità della musica napoletana.