Scavi di Ercolano, patrimonio mondiale dell’Umanità

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Scavi di Ercolano, patrimonio mondiale dell’Umanità nel post di Napoli Fans

Bentrovati nuovamente su Napoli Fans, il sito dedicato alle bellezze e alla cultura partenopea, e in generale campana. Per il post di oggi vi porteremo agli Scavi di Ercolano, un posto unico e ancora oggi poco conosciuto dai turisti.

Meno famosi degli scavi di Pompei, gli Scavi di Ercolano ne rappresentano il naturale completamento. Gli scavi dei due antichi insediamenti, pur mostrando città romane dello stesso periodo, presentano delle differenze sostanziali: infatti mentre Pompei è stata dissepolta quasi completamente, Ercolano invece non è stata completamente ancora oggi restituita alla comunità.

Essa fu sì sotterrata da una nube ardente (causata dall’eruzione del Vesuvio), che i geologi chiamano nube piroclastica, la cui temperatura superava di molto i 100° e che trascinava anche frammenti di rocce vulcaniche e pomice ridotti a forma liquida, ma raffreddandosi, queste polveri assunsero poi l’aspetto di una fanghiglia capace di insinuarsi e penetrare in ogni interstizio, impedendo la decomposizione di materiali come legno e stoffa, che erano stati carbonizzati ma non distrutti dall’improvviso enorme calore.

Gli oggetti di uso comune si sono così ottimamente conservati al punto di poter vedere una classica bottega di generi alimentari ancora corredata dei supporti in legno dove venivano allocate le anfore. Addirittura ad Ercolano è stata rinvenuta, nella Villa dei Papiri, una biblioteca, i cui “libri”, pur essendo carbonizzati possono essere, con le tecniche opportune, srotolati e tradotti, fornendoci un inestimabile patrimonio di conoscenza sulle opere del tempo. 

Gli scavi archeologici di Ercolano hanno restituito i resti dell’antica città di Ercolano, ritrovati casualmente a seguito degli scavi per la realizzazione di un pozzo nel 1709, sono stati poi oggetto di indagini archeologiche che cominciarono nel 1738 per protrarsi fino al 1765, riprese successivamente nel 1823 con nuova interruzione nel 1875, per poi arrivare ad uno scavo sistematico promosso da Amedeo Maiuri a partire dal 1927.

La maggior parte dei reperti rinvenuti sono ospitati al Mann di Napoli, mentre è del 2008 la nascita del MAV, il Museo archeologico virtuale, che mostra la città prima dell’eruzione del Vesuvio.  

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Scavi Ercolano: le origini

La città di Ercolano deve il suo nome al dio Ercole che, secondo la mitologia greca, pare si sia recato nei pressi del Vesuvio e abbia fondato qui una città in suo nome, Hercolaneum.

Rispetto alla vicina Pompei, Ercolano ha un aspetto meno imponente, più raccolto e per i romani era una località residenziale.

Dai primi scavi eseguiti ad inizio ‘700 emersero da Ercolano alcuni marmi pregiati, rivestimento di un antico teatro. In generale, gli scavi si compongono di quartieri racchiusi in un incrocio ortogonale di tre cardini e due decumani.

Secondo un’antica leggenda narrata da Dionigi di Alicarnasso, Ercolano venne fondata come detto prima, da Ercole nel 1243 a.C., ma non tutti gli storici sono concordi con questa versione. Con tutta probabilità, infatti invece, fu fondata o dagli Osci nel XII secolo a.C., come scritto da Strabone, o dagli Etruschi tra il X ed l’VIII secolo a.C.

Venne poi conquistata dai Greci nel 479 a.C. e successivamente passò sotto l’influenza dei Sanniti, prima di essere conquistata dai Romani nell’89 a.C., a seguito della guerra sociale, diventando un municipio. La città divenne quindi un luogo residenziale per l’aristocrazia romana e visse il suo periodo di massimo splendore con il tribuno Marco Nonio Balbo, il quale l’abbellì e fece costruire nuovi edifici.

Successivamente fu colpita dal terremoto del 62 ed a seguito, dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. quando lo strato di coltre di fango e materiali piroclastici, col passare degli anni, si solidificò, formando un piano di roccia chiamato pappamonte, simile al tufo ma più tenero, che protesse i resti della città, visitabili tutt’ora.

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Fonte: napolidavivere.it

Ercolano Scavi: le principali attrazioni

Gli scavi di Ercolano, che fanno parte, tra l’altro, insieme ad Oplonti e Pompei, del patrimonio mondiale dell’Unesco, rappresentano un luogo suggestivo che ogni persona, almeno una volta nella vita, dovrebbe visitare.

Vediamo nel dettaglio, quello che gli scavi di Ercolano offrono a chi, decide di visitare, questa Meraviglia.

1 La Casa dei Cervi

E’ una delle dimore più eleganti dell’antica Ercolano, da essa è possibile visitare le terrazze, dalle quali si potrà ammirare lo splendido panorama del Golfo di Napoli. Al suo interno è stata ritrovata una statua che rappresenta due cervi sbranati da un cane.

Il piano terra era riservato al proprietario, la sua famiglia ed eventuali ospiti, mentre il piano superiore, di cui è visibile il ballatoio, era riservato alla servitù.

Molto bello è il criptoportico, il porticato coperto che riceve luce da finestroni in alto, affrescato e arricchito da sessanta quadretti, alcuni dei quali conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con rappresentazioni di nature morte.

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2 La Casa dell’atrio corinzio

La Casa dell’atrio corinzio si estende su poco più di 200 mq ed è una delle più antiche domus di Ercolano.

L’atrio ha anche la funzione di peristilio, ovvero il cortile porticato posto nel giardino, ed accoglie gli ospiti con un impluvium trasformato in fontana circondato da colonne corinzie. Il soggiorno conserva il soffitto a cassettoni mentre la cucina, conserva una rampa di scale che porta al piano superiore.

3 Casa di Nettuno ed Anfitrite

La casa di Nettuno ed Anfitrite è piccola, di circa 200 mq, ma al suo interno conserva un gioiello di altissimo valore artistico: il triclinio estivo.

All’interno dell’abitazione sono spettacolari i mosaici in pasta vitrea, che presentano scene floreali e di caccia oltre che in posizione centrale, il mosaico con Nettuno e Anfitrite, la divinità marina e la sua compagna.

Il secondo piano della casa è visibile dalla strada e da una stanza aperta per il crollo della parete esterna si intravede un tavolo in marmo.

Al piano superiore si accedeva tramite una scalinata situata in un cubicolo.

Il proprietario era un ricco commerciante e questo ci offre l’opportunità di comprendere il livello di opulenza raggiunto dai romani. Dalla casa uno stretto corridoio portava alla caupona, ovvero il bar, la tavola calda, evidentemente gestito dal proprietario della casa.

La caupona al suo interno presenta un ambiente ottimamente conservato al punto da poter osservare la balaustra originale in legno e le mensole dove venivano sistemate le anfore da vino. Il bancone con i doli ha restituito, incredibilmente a distanza di 2000 anni, agli archeologi, i ceci e le fave che venivano serviti ai passanti.

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4 Villa dei Papiri

L’edificio è uno dei più suggestivi ed incredibili di Ercolano e fu riscoperto a partire dal 1750. Tra le sue mura, la Villa conservava una biblioteca con oltre 1800 papiri, alcuni riguardanti la filosofia epicurea.

Si ritiene che la splendida Villa dei Papiri sia appartenuta a Lucio Cesonino, suocero di Gaio Giulio Cesare e deve il suo nome proprio al ritrovamento di una biblioteca con quasi duemila papiri carbonizzati ma ancora leggibili attraverso opportune tecnologie.

Durante i primi scavi voluti dai Borboni, furono tracciate le piante dell’edificio utilizzate in seguito da Jean Paul Getty per costruire a Malibù una copia della villa da destinare a sua abitazione ed ora divenuta Museo.

Villa dei Papiri
Villa dei Papiri in una ricostruzione 3D

5 Terme del Foro

La struttura termale degli Scavi è relativamente vicina al foro e da questo ne deriva il nome. L’edificio ha sia una sezione maschile che una femminile ed entrambe le sezioni avevano un ingresso indipendente. A rifornire d’acqua le terme era l’acquedotto del Serino.

6 Il sacello degli augustali

Di grande interesse artistico è Il sacello degli augustali di Ercolano, costruito nei pressi del foro quando l’imperatore Augusto era ancora vivo e al potere.

Si tratta di un edificio a pianta quadrangolare che conserva gli splendidi affreschi che rappresentano Ercole che entra nell’Olimpo in compagnia di Giove, Giunone, Minerva ed Ercole contro Acheloo.

Lo scheletro del custode è stato ritrovato nella sua stanzetta disteso sul letto, probabilmente perché così protettivo del luogo dal non cercare la salvezza durante l’eruzione. 

Il sacello degli augustali

7 Grande Taberna

La grande osteria ha un lungo bancone con rivestimento in marmo, dentro al quale sono stati murati i dolia, ovvero questi grandi recipienti contenenti i cibi da servire.

Su alcuni ripiani venivano posti altri vasi contenenti i cibi o le bevande da servire.

Su una parete era dipinta una nave e una massima in greco la cui traduzione è:

“Diogene, il cinico, nel vedere una donna travolta da un fiume, esclamò: “Lascia che un malanno sia portato via da un altro malanno”.

8 Villa di Aristide

A dare il nome alla casa è stato il ritrovamento di una statua erroneamente attribuita al politico ateniese Aristide. Si è scoperto in seguito che invece rappresentasse Eschine, altro oratore ateniese.

La villa si affacciava sul mare, aveva un grande giardino circondato e impreziosito dal colonnato di un bel peristilio. E’ molto vicina alla Villa dei Papiri al punto da essere stata utilizzata dai Borboni come area di passaggio per raggiungere l’altro edificio ben più ricco.

9 Casa Sannitica

Fu costruita nel II secolo a.C. ed occupava originariamente tutto il lato ovest dell’insula su cui sorgeva: durante la metà del I secolo d.C. il giardino venne ceduto alla vicina casa del Gran Portale, mentre a seguito del terremoto di Pompei del 62, quando si resero necessari anche lavori di ristrutturazione, il piano superiore venne dato in affitto ed isolato dal resto della casa grazie ad un accesso indipendente, direttamente dalla strada.

L’abitazione apparteneva probabilmente alla famiglia degli Spunes Lopi, come testimoniato da un graffito in lingua osca, ritrovato nel vestibolo.

Il portale d’ingresso della Casa Sannitica è caratterizzato da due colonne con capitelli di ordine corinzio, che in origine reggevano un architrave in legno, dalle quali si accede quindi alle fauces, con affreschi alle pareti che tendono ad imitare marmi policromi, mentre il pavimento è a mosaico, realizzato a motivi geometrici.

L’atrio, di tipo ellenistico, presenta un impluvium, completamente rivestito in marmo, ed il pavimento è in cocciopesto con l’inserimento di tessere bianche: caratteristica è la parte superiore dell’ambiente, che aveva lo scopo di ricreare un finto piano superiore ed infatti si notano su tre lati colonnine in ordine ionico, inserite tra plutei.

10 Teatro di Ercolano

Il Teatro di Ercolano venne costruito in un’area nei pressi del Foro durante la prima fase dell’età augustea, per volere del duoviro Annius Mammianus Rufus: poteva contenere circa duemilacinquecento persone ed al suo interno venivano interpretate commedie e satire.

Durante l’eruzione del Vesuvio venne ricoperto da uno strato di ceneri, lapilli e fango, che solidificandosi produsse un solido strato di tufo, preservandolo nel tempo.

La sua scoperta avvenne nel 1710, quando per caso, un contadino, Ambrogio Nocerino, detto Enzechetta, intento a scavare un pozzo per irrigare il suo orto, rinvenne alcuni pezzi di marmo che vendette poi ad un artigiano di Napoli, che stava costruendo delle cappelle nelle chiese napoletane: Emanuele Maurizio d’Elbouef, per il quale l’artigiano lavorava, venuto a conoscenza dei ritrovamenti, acquistò il pozzo e iniziò le indagini tramite cunicoli sotterranei. Esplorò il fronte della scena, il palcoscenico e le tribune: tuttavia poco dopo gli scavi furono interrotti per paura di crolli alle abitazioni circostanti ed il sito venne erroneamente riconosciuto come il Tempio di Giove.

Oltre a numerosi marmi, vennero ritrovate otto statue femminili ed una maschile, alcune conservate al museo di Dresda, altre nella reggia di Portici ed una, la Flora, posta su una fontana all’interno dell’orto botanico. E ancora colonne in marmo africano, cipollino e giallo antico, un architrave inneggiante al console Claudius Pulcher e dolia in terraccotta.

Nel 1738 poi, durante la costruzione della Reggia di Portici, de Alcubierre, ingegnere del re Carlo III di Spagna, venne a conoscenza del cunicolo e dei suoi ritrovamenti: dopo aver incontrato qualche sterile difficoltà, ottenne il permesso per avviare delle nuove ricerche, rinvenendo anch’egli due statue, di cui una in bronzo, e pezzi di marmo, Marcello Venuti, un erudita del tempo, esaminando tutti i vari reperti, giunse alla conclusione che quella struttura fosse il Teatro e non il Tempio di Giove come inizialmente supposto.

Iniziarono così le prime pubblicazioni e mappature del sito fino ad arrivare al 1847 quando Antonio Niccolini propose di eliminare parte del banco tufaceo in modo tale da permettere almeno alla parte alta della scena di venire alla luce, ma tale proposta venne respinta, mentre nel 1865 venne restaurato l’ingresso per la discesa al teatro.

Durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzato come rifugio antiaereo, mentre brevi campagne di indagine vennero svolte negli anni ’90, per recuperare un’iscrizione dipinta e parte di una statua: il Teatro resta quindi ancora sepolto sotto la coltre di tufo e visitabile solo attraverso stretti cunicoli.

Il Teatro di Herculaneum è stato riaperto definitivamente, dopo 20 anni dalla chiusura, nei primi mesi del 2019: fu il primo monumento ad essere scoperto nei siti vesuviani.

Il teatro è accessibile alle visite utilizzando le scale realizzate in epoca borbonica e scendendo a più di 20 metri sotto la lava che lo ricopre. 

Il Teatro di Ercolano
Il Teatro di Ercolano Fonte: National Geographic

 

Il nostro post dedicato agli Scavi di Ercolano, termina qui. Alla prossima con i post dedicati alla cultura e alla storia partenopea, a cura di Napoli Fans!

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