Vulcano Vesuvio: le sue origini e le principali eruzioni

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Vulcano Vesuvio: le sue origini e le principali eruzioni nel post a cura di Napoli Fans

Il vulcano Vesuvio è uno dei simboli che caratterizza la città di Napoli e più in generale il sud Italia, situato sulla costa occidentale d’Italia, si affaccia sulla baia e sul capoluogo partenopeo e si trova nel cratere dell’antico vulcano Somma. 

E’ famoso, principalmente, per l’eruzione del 79 d.C., che distrusse le città di Pompei ed Ercolano. Anche se l’ultima eruzione del vulcano risale al 1944, rappresenta ancora un grande pericolo per le città che lo circondano, in particolare l’area metropolitana di Napoli.

In questo post a cura di Napoli Fans vi parleremo del vulcano Vesuvio, illustrandovi le sue origini e le principali eruzioni che ne hanno contraddistinto la sua esistenza.

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Vesuvio Napoli: le sue origini

Il nome Vesuvio deriva dal latino Vesuvius ed è costituito dal più vecchio vulcano del Monte Somma, la cui parte sommitale sprofondò generando una caldera, e dal più recente vulcano del Vesuvio, cresciuto all’interno di questa caldera. L’attività vulcanica di questa area risale ad almeno 400.000 anni fa, età di alcune lave trovate in perforazioni profonde 1.345 metri, mentre la storia dell’apparato vulcanico Somma-Vesuvio è iniziata circa 25.000 anni fa.

Altezza Vesuvio

Qual è l’altezza Vesuvio attuale?

L’altezza del vulcano Vesuvio è di circa 1281 metri, e domina con la sua imponenza, l’intero golfo di Napoli.

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Il Vesuvio è parte dell’arco vulcanico campano, una linea di vulcani che si sono formati su una zona di subduzione creata dalla convergenza delle placche africana ed eurasiatica. Questa zona di subduzione si estende per la lunghezza della penisola italiana, ed è anche la fonte di altri vulcani come l’Etna, i Campi Flegrei e lo Stromboli.

Le rocce vesuviane sono chimicamente differenti dalle altre rocce eruttate da altri vulcani campani.

Il vulcano napoletano è uno dei più pericolosi al mondo vista la sua mancata attività eruttiva negli anni seguenti all’ultima eruzione del 1944 ed oggi rimane sotto stretta osservazione da esperti provenienti da tutte le parti del mondo, e per lui è stato creato l’Osservatorio Vesuviano, ideato per l’occasione da re Ferdinando II di Borbone.

Eruzione Vesuvio: le principali eruzioni del vulcano partenopeo

Il Vesuvio ha vissuto otto grandi eruzioni negli ultimi 17.000 anni.

L’eruzione del 79 d. C è una delle più antiche e distruttive eruzioni, ben nota in tutto il mondo.

Mancano dati certi ma potrebbe aver ucciso più di 16.000 persone, seppellendo due città importanti come Pompei ed Ercolano, nelle quali oggi è possibile visitare gli scavi, che ogni anno accolgono decine di migliaia di visitatori da tutto il mondo, che possono ammirare le antiche rovine delle due città romane, rimaste intatte, ricoperte completamente dalla lava del vulcano.

A partire dal 1631, il vulcano entrò in un periodo di costante attività vulcanica, compresi i flussi di lava e le eruzioni di cenere e fango. Alla fine del 1700, del 1800 e i primi del 1900, seguirono violente eruzioni, colate di lava e di cenere ed esplosioni di gas, che provocò ingenti danni.

Dal 1631 al 1944 il Vesuvio è stato caratterizzato da attività a condotto sostanzialmente aperto, cioè continua, in questo lungo periodo sono stati distinti 18 cicli, separati da brevi periodi di assenza di attività, mai superiori a 7 anni e ciascuno chiuso da violente eruzioni, che concludevano appunto il periodo. L’eruzione del 1906 rappresenta la manifestazione più violenta dell’attività del Vesuvio nel ‘900, mentre l’eruzione del 1944, un’eruzione “terminale” a carattere sia esplosivo che effusivo (eruzione mista), è stata l’ultima in ordine di tempo ed ha segnato il passaggio del vulcano ad uno stato di attività a condotto ostruito.

Ecco a voi tutte le eruzioni registrate del Vesuvio, elencate in ordine di tipologia di eruzione:

Eruzioni esplosive
  • 203, 472, 512, 685, 968, 999, 1680, 1682, 1685, 1689;
Eruzioni effusive
  • 1717, 1725, 1728, 1730, 1751, 1752, 1755, 1771, 1776, 1785, 1805, 1810, 1812, 1813, 1817, 1820, 1831, 1855, 1858, 1867, 1868, 1871, 1884, 1891, 1895, 1899, 1929;
Eruzioni effusivo-esplosive
  • 1036, 1068, 1078, 1139, 1631, 1649, 1660, 1694, 1698, 1707, 1714, 1723, 1737, 1761, 1767, 1779, 1794, 1822, 1834, 1839, 1850, 1861, 1872, 1906, 1944;
Eruzioni dubbie
  • 787, 991, 993, 1007, 1305, 1500;

Per quanto riguarda la mineralogia, nei dintorni del Vesuvio sono stati rinvenuti diversi minerali, e i più rilevanti sono rappresentanti da:

  • Aftitalite
  • Avogadrite
  • Bassanite
  • Carobbiite
  • Calcocianite
  • Chlorothionite
  • Cloralluminite
  • Clormanganokalite
  • Clorocalcite
  • Cloromagnesite
  • Cotunnite
  • Covellite
  • Cryptohalite
  • Cuprorivaite
  • Cyanochroite
  • Dolerofanite
  • Eriocalcite
  • Eritrosiderite
  • Euclorina
  • Ferruccite
  • Kremersite
  • Litidionite
  • Magnesioferrite
  • Malladrite
  • Manganolangbeinite
  • Mascagnite
  • Matteuccite
  • Melanothallite
  • Mercallite
  • Mitscherlichite
  • Molisite
  • Nahcolite
  • Palmierite
  • Picromerite
  • Pseudocotunnite
  • Scacchite
  • Silvite
  • Tenorite

Ma vediamo adesso insieme nello specifico quali sono state le eruzioni più devastanti nella storia del vulcano Vesuvio.

L’eruzione del 79 d. C. 

L’eruzione del Vesuvio del 79 d. C è sicuramente la più nota eruzione del Vesuvio e forse la più nota eruzione vulcanica della storia.

Descritta da Plinio il Giovane in due famose lettere a Tacito, che costituiscono dei preziosi documenti per la vulcanologia, egli racconta della morte dello zio, Plinio il Vecchio, partito da Miseno con una nave per portare soccorso ad alcuni amici. Da qui la denominazione di eruzione pliniana per questo tipo di fenomeno particolarmente violento e distruttivo.

In epoca romana, all’inizio del primo millennio, il Vesuvio non era considerato un vulcano attivo e alle sue pendici sorgevano alcune fiorenti città, che si erano sviluppate grazie alla bellezza e alla fertilità dei luoghi.

Il 24 agosto dell’anno 79 d.C. il Vesuvio rientrò in attività dopo un periodo di quiete durato probabilmente circa otto secoli, riversando sulle aree circostanti, in poco più di trenta ore, circa 4 Km3 di magma sotto forma di pomici e cenere.

L’eruzione ebbe inizio nella tarda mattinata del 24 agosto e una colonna di gas, ceneri, pomici e frammenti litici si sollevò per circa 15 km al di sopra del vulcano.

Questa fase dell’eruzione si protrasse fino all’incirca alle otto del mattino successivo, e fu accompagnata da frequenti terremoti. Approfittando nella notte di un’apparente pausa nell’attività eruttiva, molte persone fecero ritorno alle case che erano state lasciate incustodite, ma l’attività eruttiva riprese nella mattinata, durante la quale si verificò il collasso completo della colonna eruttiva, che determinò la formazione di flussi piroclastici che causarono la distruzione totale dell’area di Ercolano, Pompei e Stabia.

Eccovi una ricostruzione grafica in 3D di quello che si dice sia successo in quei momenti nella città di Pompei nel 79 d.C.:

Nella parte terminale dell’eruzione, avvenuta probabilmente nella tarda mattinata del 25 agosto, continuarono a formarsi flussi piroclastici i cui depositi seppellirono definitivamente le città circostanti.

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L’eruzione del 1631

L’eruzione del 1631, con più di 4000 vittime, è stato l’evento più violento e distruttivo della storia recente del Vesuvio. L’eruzione si verificò dopo un periodo di quiescenza durato circa cinque secoli, nel corso dei quali il Vesuvio si trovava in uno stato di attività a condotto ostruito.

L’eruzione del 1906

Questa eruzione, che è stata la più violenta del ventesimo secolo, è durata circa 17 giorni, dal 4 al 21 aprile del 1906. L’accumulo di cenere e lapilli causò crolli e distruzioni nei paesi vesuviani ed a Ottaviano e San Giuseppe vi furono 197 morti e 71 feriti. In totale si contarono 216 morti e 112 feriti gravi. Nella sola Napoli vi fu il crollo della tettoia del mercato di Monteoliveto, situato nell’attuale Piazza Carità, il quale causò 11 morti e 30 feriti. Oltre 34.000 furono invece gli sfollati.

L’eruzione del 1944

Il 18 Marzo del 1944, durante l’occupazione delle truppe alleate, iniziò l’ultima eruzione del Vesuvio, che concluse un periodo di attività cominciato nel 1914, durante il quale si erano verificate soltanto modeste eruzioni dal cratere centrale. Tra il 1914 e il 1944, le lave e le scorie prodotte dal vulcano avevano riempito il cratere, largo 720 metri e profondo 600 metri, che si era formato durante la precedente eruzione del 1906. Un conetto di scorie emergeva dal cratere. Tra il 13 e il 17 Marzo il conetto di scorie cominciava a franare e l’attività sismica divenne più intensa. Si formò e subito collassò un nuovo cono di scorie.

Tra il 18 Marzo ed il 20 marzo l’eruzione continua con lanci di scorie e le colate tracimarono dalla parte settentrionale del cratere con l’attività effusiva la quale è accompagnata da tremore sismico con ampiezza crescente.

Nella giornata del 21 Marzo la colata meridionale si arrestò ad una quota di circa 300 metri sul livello del mare, mentre nella notte, la colata settentrionale raggiunse San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma e si divise in due rami che avanzavano in direzione di Cercola.

San Sebastiano e Massa di Somma vennero fatte evacuare e i 10.000 abitanti trasferiti a Portici. Intorno alle 17, iniziano a formarsi spettacolari fontane di lava, l’ultima delle quali dura circa 5 ore e raggiunse un’altezza di quasi 1000 metri.

I frammenti più piccoli raggiunsero distanze di oltre 200 Km, scorie fino ad 1 Kg di peso raggiunsero l’abitato di Poggiomarino, a circa 11 Km dal cratere.

Il 22 marzo l’eruzione raggiunse poi la massima intensità con una colonna di gas e cenere che salì fino ad un’altezza di 6 Km ed un intenso tremore sismico accompagnò tutta questa fase, durante la quale il cratere si allargò progressivamente.

Il 23 Marzo una serie di esplosioni furono causate dall’ingresso di acqua nel condotto vulcanico e si verificarono sciami di terremoti. Il 29 marzo infine l’eruzione terminò.

La morfologia dell’area sommitale del cono risulta oggi profondamente modificata con una nuova grande depressione craterica. L’eruzione del 1944, benché di energia moderata, causò la morte di alcune decine di persone per il crollo di tetti e determinò gravi danni a San Sebastiano e Massa di Somma.

eruzione vesuvio 1944
Eruzione Vesuvio 1944

Conclusioni

Il vulcano Vesuvio ad oggi si trova in una fase di quiescenza, dove la fase eruttiva sembra essere fortemente in ritardo. Ma uno studio condotto da esperti dell’Università di Napoli e Nizza evidenzia come nelle profondità sarebbero presenti circa 400 km quadrati di magma, per cui è lecito aspettarsi una ripresa dell’attività vulcanica in qualunque momento. Non si sa quando, ma il vulcano prima o poi ritornerà in attività. Ed è per questo che è divenuto uno dei vulcani più monitorati e studiati al mondo.

Concludiamo il nostro post con alcuni versetti di una poesia dedicata al maestoso vulcano napoletano dal poeta Giacomo Leopardi, che recita così:

«Qui su l’arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null’altro allegra arbor nè fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra»

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