Corno portafortuna napoletano: cos’è e quando regalarlo

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Corno portafortuna napoletano: cos’è e quando regalarlo nell’ultimo post di Napoli Fans

Sottolineava la scrittrice Matilde Serao che la scaramanzia nacque a Napoli, mischiando credenze e superstizioni delle altre popolazioni e portandole all’eccesso.

Napoli è scaramantica, è un fatto praticamente conosciuto in tutto il mondo.

Un detto spesso utilizzato è:

“Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”.

Napoli è superstiziosa e non si vergogna.

Ma qual è l’oggetto di culto di questa superstizione per i napoletani?

Chiunque ha sentito parlare almeno una volta nella vita del corno portafortuna napoletano, considerato il feticcio scaramantico per eccellenza, ”o’curniciell”, adoperato per scacciare il malocchio, per ottenere fortuna nel gioco o successo negli affari.

Visibile praticamente in ogni bancarella napoletana, è considerato l’oggetto che allontana le insidie della vita.

Ma non sempre si può regalarlo e soprattutto non tutti sono corni portafortuna.

Credenze popolari sul cornetto napoletano

O’ curniciell innanzitutto deve essere fatto rigorosamente a mano e di colore rosso.

I motivi sono semplici:

  • il rosso sprigiona una potenza inedita per via della propria vivacità e per il legame con il colore del sangue;
  • deve essere poi fatto a mano poiché il fabbricante rilascia le sue influenze positive sul simbolo che va a creare;
  • inoltre si pensa che il cornetto rosso deve avere una serie di specifiche caratteristiche, ovvero rigido, storto e appuntito;

Più importante di tutto il resto, i cornetti portafortuna devono essere stati ricevuti in dono. Per riceverne gli effetti benefici quindi, l’oggetto scaramantico non va comprato.

Infine, volendo seguire alla lettera la tradizione, il corno portafortuna deve essere fatto di corallo, una pietra preziosa che ha il potere di scongiurare il malaugurio e proteggere le donne incinte.

Storia del corno portafortuna napoletano

La storia del corno portafortuna affonda le radici nell’antichità.

La sua simbologia è diffusa in tutte le civiltà e culture, da quella ebraica e cristiana a quella sumera, da quella indù e cinese, fino a quella degli sciamani siberiani.

La convinzione che il cornetto rosso porti fortuna risale all’epoca preistorica: infatti, nel 3500 a.C. gli uomini delle caverne appendevano all’entrata del loro rifugio delle corna di animali assassinati, simbolo di prosperità e potenza, ma anche di fertilità.

Per secoli, grandi condottieri si fecero raffigurare con questi ornamenti sul capo, poiché le corna erano ritenute sia emblema di potere che di appartenenza e discendenza divina.

Il popolo, ammaliato dal carisma di tali guerrieri investiti di potenza pseudo-divina, iniziò a costruirsi piccoli amuleti a forma di corna o di unico corno, fabbricandoli con materiali poveri, quali il legno o la terracotta. 

La forma del corno napoletano rappresenta il fallo di Priapo, il dio della prosperità, che i greci pensavano proteggesse proprio dalla cattiva sorte, considerato un simbolo fallico in Italia, al tempo dei romani.

Avere una statuina con un elemento del genere, lungo e affusolato, si pensava che portasse fortuna e benessere a tutta la famiglia e per le generazioni future.

Per esempio, vari simboli di questo tipo, detti “curnicielli” sono stati rinvenuti sia negli Scavi di Pompei che di Ercolano. Nel Medioevo, poi, il corno assunse proprietà magiche, diventando ufficialmente amuleto capace di scacciare dall’influenza maligna.

Il talismano doveva essere rosso e fatto artigianalmente.

Rapporto tra Napoli e o’curniciello

Nonostante il tipico corno rosso portafortuna abbia una storia antica, che tocca diverse epoche e aree geografiche, è indissolubile il suo rapporto con Napoli, dove si diffonde nel Medioevo. È in questo periodo che in Europa si diffonde la convinzione che l’amuleto fosse di buon augurio, e anche gli artigiani napoletani iniziarono così a produrlo. 

Il materiale scelto era il corallo, che di per sé era ritenuto magico perché in grado di scacciare il malocchio dalle donne incinte.

Il colore rosso, inoltre, si credeva di buon auspicio per il suo legame con sangue e fuoco, simboli della potenza e della vita.

Dal Medioevo ai giorni nostri il portafortuna ha conosciuto a Napoli sempre maggior successo. C’è chi lo tiene sempre con sé per scaramanzia, chi lo espone nel proprio negozio, chi lo strofina prima di un affare o di un’uscita dei numeri del lotto.

Nelle botteghe del centro storico ma anche nelle gioiellerie, si possono trovare oggi cornetti portafortuna di ogni tipo: tra amuleti in terracotta, corallo, plastica, oro e argento.

Una variante spesso esposta è quella del “curniciello con lo scartellato, un uomo gobbo, che nella tradizione partenopea porta bene perché si ritiene toccato da Dio.

Conclusioni

Il corno portafortuna napoletano è una delle testimonianze del sincretismo culturale e religioso dell’anima napoletana, mescolanza di sacro e profano che convivono in ogni aspetto del quotidiano, tra contraddizioni soltanto apparenti.

Il mitico cornetto portafortuna è ormai presente in tutta Napoli ma i più puristi preferiscono rivolgersi a chi dei cornetti, ne ha fatta una vera scuola e tradizione di famiglia, ovvero i negozianti di San Gregorio Armeno.

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