Il gioco del lotto: tra cabala e tradizione napoletana

gioco del lotto

O’ bancolotto: tra cabala e tradizioni napoletane nell’ultimo post di Napoli Fans

La città di Napoli ha sempre avuto un forte legame con il gioco del lotto.

Sebbene si sia diffuso solo nel 1682 nella città partenopea, questa è sempre stata considerata la capitale “ro’ bancolotto“, che in effetti faceva sognare i napoletani, rendendoli protagonisti di dinamiche che spesso fuggivano dalla realtà.

Ad oggi è rimasta una delle tradizioni napoletane più diffuse.

Ricevitoria del lotto napoli

Storia del lotto: le origini

Il gioco del lotto sembra nasca a Genova nel 1539 dalle scommesse illegali che si facevano sui novanta nomi dei candidati che sarebbero usciti dalle urne per le elezioni al Senato e da allora nei secoli a seguire è stato fortemente ostacolato dalla Chiesa e dalle autorità governative, in quanto ritenuto un gioco pericoloso e immorale.

Persino noti personaggi storici lo abolirono, tra cui Vittorio Amedeo II nel 1713 e Giuseppe Garibaldi nel 1860.

Ma, successivamente per far fronte alla continua crisi finanziaria, il governo decise di legalizzarlo per trarne i dovuti profitti e dal 1871 fu stabilito che le estrazioni avvenissero ogni sabato, portandolo poi ai giorni nostri fino a tre volte a settimana.

gioco del lotto

Osteggiato dagli intellettuali

Il gioco del lotto non è stato mai visto di buon occhio dagli intellettuali del Paese.

In campo letterario, il gioco del lotto è stato aspramente condannato da molti scrittori per lo più di origine partenopea, specie dalla scrittrice e giornalista Matilde Serao, che da attenta osservatrice della cultura partenopea nel suo capolavoro “Il paese di cuccagna” esamina tutti i mali morali, sociali, economici e psicologici che il gioco del lotto ha apportato presso la società napoletana. Infatti esso più che arricchire un povero uomo in beni materiali, finisce col fargli perdere tutto ciò che possiede, poichè egli sfidando la propria sorte e sperando di essere sostenuto dalla Dea Bendata per un’eventuale vincita punta tutti i suoi beni in assurde scommesse.

La scrittrice riprende il discorso già affrontato in una sua precedente opera “Il ventre di Napoli”, dove dedica ben due capitoli al gioco del lotto e rivela che: 

“Il lotto è il largo sogno, che consola la fantasia napoletana: è l’idea fissa di quei cervelli infuocati; è la grande visione felice che appaga la gente oppressa; è la vasta allucinazione che si prende le anime. […] Il popolo napoletano, che è sobrio, non si corrompe per l’acquavite, non muore di delirium tremens; esso si corrompe e muore per il lotto. Il lotto è l’acquavite di Napoli”. 

matilde serao

Smorfia napoletana: interpretazione sogni

Smorfia napoletana significa interpretazione dei sogni. Il gioco del lotto infatti va inteso come la “fabbrica dei sogni” per il popolo partenopeo e non, ovvero in momenti di difficoltà economica si ricorre spesso al “bancolotto” con la speranza che una bella vincita possa far cambiare in meglio la vita del giocatore. Diventa dunque un po’ il gioco del “paese dei balocchi”; il gioco associato alla speranza di una grossa vincita che permette di sognare e fantasticare l’impossibile.

Stando all’antica tradizione napoletana, il popolo partenopeo ricorre frequentemente alla smorfia napoletana o alla cabala napoletana per interpretare i sogni, i segni più vari o le lettere dell’alfabeto a cui vengono assegnati per l’appunto uno o più significati numerici, e da essi poi si ricavano i numeri corrispondenti per giocarli al lotto.

Smorfia napoletana: i numeri più giocati

Parlando di smorfia napoletana: quali sono i numeri più giocati o comunque quelli che sono più allegorici?

Noi abbiamo scelto i seguenti numeri più giocati dai napoletani:

  • 8 “’a Madonna”;
  • 13 “Sant’Antonio”;
  • 33 “l’anne e’ Cristo”;
  • 48 “O muorto che parla”;
  • 57 “O’ scartellato”;
  • 75 “Pulcinella”,
  • 85 “L’anema d’ò Priatorio”;
  • 90 “a paura”;
  • 37 “o munaciell”.

Sulla natura del munaciello, che rappresenta nella cabala napoletana una delle realtà più controverse, esiste una leggenda napoletana che narra di un piccolo monaco alla cui entità sono stati attribuiti vasti poteri magici.

Alcuni tradizionalisti ritengono che a seconda delle circostanze lo spiritello possa assumere o atteggiamenti maligni e dispettosi o atteggiamenti benigni e propiziatori.

Egli può presentarsi alle persone anche in veste umana, ossia come un bambino nano con sembianze da vecchio mostruoso.

o'munaciello

Napoli e la cabala

Napoli, da sempre legata alla magia, alle superstizioni e ai numeri, ha fatto del gioco del lotto una vera e propria filosofia di vita.

In nessun’altra parte del mondo un gioco d’azzardo è riuscito a radicarsi così nella cultura e nelle tradizioni di un popolo.

Un mondo parallelo costituito da credenze popolari, misteri, da personaggi curiosi, dove sacro e profano si mescolano tra loro, dove tra l’altro sembra nei secoli che nulla sia cambiato: in tutte le tradizioni di ogni cultura, possiamo ritrovare qualche reminiscenza del passato e di credenze popolari antiche, e a Napoli invece sembra che sia tutto ancora così intatto, nitido, incantato.

 

 

Il nostro post dedicato alla cultura e alle tradizioni napoletane termina qui. Alla prossima con i post di Napoli Fans!

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