San Giuseppe Moscati: storia del medico dei poveri

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San Giuseppe Moscati: storia del medico dei poveri, nel post a cura di Napoli Fans

Per il nostro consueto appuntamento con la cultura, oggi vogliamo parlarvi di una delle figure più importanti e interessanti della storia partenopea più recente: quella di San Giuseppe Moscati, conosciuto anche come il medico dei poveri, proprio per la sua dedizione a curare le persone meno abbienti della città.

San Giuseppe Moscati, noto come il medico dei poveri, è una figura emblematica non solo per la sua dedizione alla medicina ma anche per la sua profonda fede e carità cristiana, che hanno fatto in modo da proclamarne santo, a seguito di eventi miracolosi accaduti a chi ha chiesto a lui una grazia.

In questo post a cura di Napoli Fans vediamo insieme la storia di San Giuseppe Moscati: bentornati sul nostro portale!

Gli inizi e la carriera medica

Nato a Benevento da una famiglia abbiente della provincia di Avellino (il padre Francesco era giudice del tribunale di Cassino, mentre la mamma era una marchesa) il 25 luglio del 1880, il giovane Giuseppe si trasferisce a Napoli quando il padre riceve un incarico alla corte d’Appello. Qui trascorre la maggior parte della sua vita professionale e spirituale. La sua storia è un luminoso esempio di come la scienza e la fede possano coesistere e arricchirsi a vicenda.

Giuseppe Moscati si laurea in medicina e chirurgia all’Università di Napoli nel 1903, con una tesi sull’ureogenesi epatica. Si presenta e vince il concorso per assistente ordinario e coadiutore straordinario presso gli Ospedali Riuniti degli Incurabili.

Giuseppe inizia così presto la sua carriera ospedaliera, dedicandosi in particolare ai pazienti più poveri e bisognosi. Nel 1906 riesce a far evacuare un piccolo ospedale a Torre del Greco a seguito dell’eruzione del Vesuvio, evitando una tragedia. Vince più tardi il concorso come aiuto ordinario negli Ospedali Riuniti e viene insignito della cattedra in Chimica biologica, ancora giovanissimo.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il Moscati viene nominato direttore del reparto militare dal 1915 al 1918, prestando cure ai militari feriti in battaglia. Cura in quel periodo oltre 2.500 soldati.

La sua dedizione nei confronti degli indigenti è commovente: è lui stesso tutte le mattine a portare latte e generi di prima necessità ai bambini più poveri, oltre che visitare gratuitamente le persone bisognose, oltre che donare medicine e alimenti a chi ne avesse bisogno.

Altra grande sua intuizione è l’uso dell’insulina per combattere il diabete, uno dei primi in Italia a farne uso.

La sua professionalità e il suo impegno gli valgono rapidamente una reputazione di eccellenza. Tuttavia, è la sua dedizione a curare non solo il corpo ma anche l’anima dei suoi pazienti che lo distingue. Moscati vede la medicina come un ministero, un modo per servire Dio attraverso il servizio agli altri.

La morte e la canonizzazione

Giuseppe Moscati muore improvvisamente il 12 aprile 1927, all’età di soli 46 anni, per un infarto, lasciando un vuoto incolmabile nella comunità napoletana.

A questo punto, proprio dopo la sua morte, avvengono episodi definiti miracolosi anche dalla chiesa cattolica, per la loro gravità e la loro imprevedibilità. Stiamo parlando soprattutto delle guarigioni di Costantino Nazzaro e Raffaele Perrotta.

Proprio per i tanti miracoli attribuiti alla sua intercessione, la chiesa cattolica procede alla sua beatificazione, avvenuta da parte di Papa Paolo VI nel 1975 e alla canonizzazione da parte di Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1987.

Oggi i suoi resti giacciono presso la Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli.

Un medico tra fede e scienza

Moscati era profondamente religioso e integrava la sua fede nella sua pratica medica. Considerava ogni paziente come un’immagine di Cristo, un approccio che trasformava ogni atto di cura in un’opera di amore cristiano. Nonostante il suo intenso impegno professionale, trovava sempre il tempo per pregare, assistere alla Messa quotidiana e dedicarsi ad opere di carità.

La vita di San Giuseppe Moscati è un ricordo potente che la vera guarigione va oltre la scienza medica. Il suo approccio olistico alla cura, che comprendeva tanto l’attenzione alla dimensione spirituale quanto a quella fisica dei pazienti, continua ad essere una fonte di ispirazione per i professionisti della salute di tutto il mondo.

Conclusioni

San Giuseppe Moscati rimane ancora oggi un modello e la dimostrazione di come la compassione, unita alla competenza professionale, possa fare la differenza nella vita delle persone.

La sua eredità continua a ispirare e a guidare coloro che, nel campo della medicina o in altri ambiti della vita, cercano di unire la loro vocazione professionale con la profondità della fede e l’impegno al servizio del prossimo. Un esempio da seguire in tutto e per tutto, non solo per chi è cristiano o per chi svolge la professione medica, ma in generale per tutti noi, meno egoisti e più protesi verso il prossimo.