Lago d’Averno, storia e info sul famoso lago campano

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Lago d’Averno, storia di uno dei laghi campani più famosi, oggi su Napoli Fans

Il lago d’Averno si trova all’interno di un cratere vulcanico, inattivo, vecchio di 4.000 anni. È situato nel comune di Pozzuoli ed è uno dei cinque laghi della zona che comprende i Campi Flegrei. Intorno alla storia del lago d’Averno, si raccontano miti e leggende che arricchiscono di mistero il fascino di questo meraviglioso specchio d’acqua. 

Il lago d’Averno è il secondo lago più grande dei Campi Flegrei, dopo il lago Fusaro, e ospita alcune specie di fauna locale, tra le quali citiamo persici, bavose d’acqua dolce, alborelle, gambusie e persino bisce e rane. Qui sono stati liberati anche pesci rossi e tartarughe d’acqua dolce.

In questo post a cura di Napoli Fans ripercorriamo la storia del Lago d’Averno, con curiosità e aneddoti su uno dei laghi campani più famosi e conosciuti. Bentornati sul nostro portale!

L’origine del nome d’Averno

L’origine del nome di questo lago è dal greco άορνος, Avernus, che significa “senza uccelli”. Questo particolare nome è dovuto all’odore dei gas solfurei che si sprigionano dalle acque del lago e che impediscono ai volatili di sorvolare sopra il cratere. Gli antichi greci sostenevano che sulle rive del lago d’Averno ci fosse l’entrata dell’oltretomba. Anche i romani avevano la stessa convinzione, al punto da chiamare gli inferi romani “Averno”. Inoltre, sostenevano che questo lago fosse il posto in cui Lucifero avesse costruito le mura della sua dimora. 

Gli scrittori che celebrarono il lago d’Averno

Ritroviamo cenni del lago d’Averno anche tra gli scritti di grandi poeti, come Virgilio. Enea, nel sesto libro dell’Eneide, si reca sulle rive del lago per attraversare le porte degli inferi, per andare alla ricerca del padre morto. Il presunto ingresso dell’oltretomba è chiamato Tempio d’Apollo. Si tratta di una grotta molto suggestiva. Scavata nel tufo, questa grotta consente un collegamento del lago al mar Tirreno. All’interno della grotta ci sono nello specifico delle infiltrazioni di acqua che terminano in un particolare ruscello sotterraneo.

Anche Dante, nella sua Divina Commedia, accenna nei suoi versi al lago d’Averno quando racconta di Plutone che rapì Prosperina. Attraversando le acque del lago, Plutone la condusse nell’Ade dove poi lei ne diventò regina.

Le acque del lago sono state anche oggetto di studi, intorno al 1800, per un caratteristico fenomeno ottico chiamato della fata Morgana, ossia una sorta di miraggio che si intravede sul filo d’acqua. Questo fenomeno ottico è stato tramandato dai Normanni, che lo videro sullo Stretto di Messina. La fata Morgana è un chiaro riferimento alla mitologia celtica: la tradizione vuole che questo fenomeno era indotto nei marinai, che avevano visioni di castelli in aria o in terra per attirarli in questi luoghi e ucciderli.

Il porto di Agrippa per battere Sesto Pompeo 

Marco Vipsanio Agrippa, nel 37 a.C., viene incaricato dal suo amico fidato Ottaviano di trovare un porto strategico, in modo tale che lui possa mettere in pratica il piano per vincere la guerra contro Sesto Pompeo, che lo aveva più volte umiliato in battaglia e che controllava le coste italiche. Ottaviano, sfruttando il talento di Agrippa come costruttore, riuscì a edificare, sulle coste della Campania, una basa navale. Agrippa progettò e scavò nello specifico due canali: uno che collegava il porto al lago di Lucrino e un altro che univa quest’ultimo al lago d’Averno. Il complesso portuale prende il nome di Porto Julius in onore di Ottaviano.

Purtroppo, le continue scosse di terremoto che hanno da sempre caratterizzato la zona dei Campi Flegrei hanno demolito negli anni buona parte del porto. I materiali che non furono completamente distrutti furono recuperati dai romani e riportati a Roma. A dare il colpo di grazia al porto di Agrippa fu l’improvvisa eruzione di Monte Nuovo nel 1538.

Il lago d’Averno rimase da quel momento completamente isolato dal mare. Ci fu successivamente un’inondazione che sommerse interamente il porto di Agrippa.

Nel 1956, attraverso alcune fotografie scattate dall’alto, ci si accorse che erano riemersi dei resti dell’antico porto e il mondo poté finalmente vedere con i propri occhi la meravigliosa struttura che Agrippa aveva costruito secoli addietro.