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Strumenti musicali tradizionali napoletani: i più famosi

strumenti musicali napoletani
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Strumenti musicali tradizionali napoletani: i più famosi e iconici, nel post a cura di Napoli Fans

La musica napoletana non nasce soltanto dalla voce. Prima ancora delle parole, ci sono i colpi, gli sfregamenti, i sonagli, le corde pizzicate, i rumori trasformati in ritmo. Gli strumenti tradizionali napoletani raccontano una città popolare, teatrale, religiosa, ironica e profondamente musicale, dove anche un oggetto semplice può diventare parte di una festa, di una serenata o di un rito collettivo.

Alcuni strumenti sono diventati simboli assoluti, come il mandolino e la tammorra. Altri hanno nomi curiosi e suoni inconfondibili, come il putipù, il triccheballacche e lo scetavajasse. Insieme formano un piccolo universo sonoro fatto di strada, piazza, devozione, ballo e tradizione orale. Ne parliamo oggi: bentornati su Napoli Fans!

Il mandolino

Il mandolino è probabilmente lo strumento più famoso legato all’immaginario musicale napoletano. Elegante, brillante, malinconico quando serve, è diventato nel tempo uno dei simboli della canzone napoletana nel mondo.

Il suo suono leggero e vibrante sembra fatto apposta per accompagnare melodie sentimentali, serenate e brani dal carattere romantico. Non è soltanto uno strumento musicale: è quasi un’immagine di Napoli stessa, sospesa tra dolcezza, nostalgia e teatralità.

mandolino napoletano

La tammorra

La tammorra è il cuore più antico e potente della musica popolare campana. È un grande tamburo a cornice, spesso accompagnato da sonagli metallici, che viene suonato con le mani e produce un ritmo profondo, fisico, coinvolgente.

È lo strumento della tammurriata, del ballo, delle feste popolari e dei riti collettivi. Quando entra la tammorra, la musica non resta ferma: chiama il corpo, il passo, le mani, la voce. È uno strumento che non accompagna soltanto, ma guida.

tammorra foto

Il tamburello

Più piccolo e maneggevole della tammorra, il tamburello è un altro protagonista della tradizione popolare. Il suo suono è più agile, secco, luminoso, perfetto per sostenere danze, canti e ritmi vivaci.

Nella musica tradizionale napoletana e meridionale, il tamburello funziona spesso come motore ritmico. Tiene insieme il canto e il movimento, dà energia alla festa e crea quella pulsazione continua che rende la musica popolare immediatamente riconoscibile.

Il putipù

Il putipù, chiamato anche caccavella, è uno degli strumenti più curiosi della tradizione napoletana. Non si percuote come un tamburo normale: si suona sfregando una canna fissata a una membrana, spesso con la mano umida o con un panno bagnato.

Il risultato è un suono grave, ruvido, quasi comico, una specie di brontolio ritmico che dà colore all’esecuzione. Il putipù è lo strumento perfetto per capire quanto la musica popolare napoletana ami anche il gioco, l’ironia e l’invenzione.

putipù
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Il triccheballacche

Il triccheballacche è uno strumento dal nome già musicale. È formato da tre martelletti di legno: quello centrale resta fisso, mentre i due laterali vengono mossi per battere contro il centro. Spesso sono presenti anche piccoli sonagli metallici, che rendono il suono più vivace.

È uno strumento semplice ma scenografico, capace di creare ritmo e movimento anche solo a guardarlo. Il suo suono secco, ripetitivo e brillante lo rende ideale per feste, canti popolari e accompagnamenti dal carattere allegro.

triccheballacche

Lo scetavajasse

Lo scetavajasse è uno degli strumenti più particolari della tradizione napoletana e meridionale. Il nome, già colorito, richiama l’idea di “svegliare” qualcuno, e in effetti il suo suono non passa inosservato.

È composto di solito da un bastone dentellato che viene strofinato con un altro bastoncino. A volte presenta anche sonagli metallici, che aggiungono rumore e brillantezza.

È uno strumento di sfregamento, più che di percussione, e porta nella musica un effetto vivace, popolare, quasi teatrale.

scetavajasse

Le castagnette o nacchere

Le castagnette, spesso chiamate anche nacchere, sono piccoli strumenti a percussione tenuti tra le dita. Producono un suono secco e rapido, fondamentale per accompagnare alcuni balli tradizionali.

Nella cultura popolare campana sono legate soprattutto al gesto, alla danza, al movimento delle mani. Non servono solo a segnare il ritmo: diventano parte del corpo del danzatore, un prolungamento sonoro dei passi e delle figure.

castagnette

Il colascione

Il colascione è uno strumento a corde meno conosciuto dal grande pubblico, ma molto interessante nella storia della musica napoletana. Può essere considerato una presenza antica, legata a repertori popolari e colti, e spesso viene ricordato come una sorta di antenato di strumenti bassi a corda.

Il suo fascino sta proprio nel fatto che racconta una Napoli musicale più lontana, precedente all’immagine più moderna della canzone napoletana. È uno strumento che appartiene alla memoria profonda, quella meno turistica e più storica.

Strumenti semplici, anima complessa

La cosa più affascinante degli strumenti musicali tradizionali napoletani è che molti nascono da materiali semplici: legno, pelle, latta, corde, canne, oggetti quotidiani trasformati in suono. Ma da questa semplicità nasce un mondo espressivo ricchissimo.

Ogni strumento ha una funzione precisa. La tammorra chiama il ballo. Il mandolino porta la melodia. Il putipù aggiunge profondità e ironia. Il triccheballacche accende il ritmo. Le nacchere seguono il movimento del corpo.

Insieme costruiscono una musica che non è mai soltanto ascolto, ma partecipazione.

Conclusioni

Gli strumenti musicali tradizionali napoletani sono molto più che oggetti sonori ma sono pezzi di storia popolare, tracce di feste, riti, serenate, balli e racconti tramandati nel tempo. Alcuni sono eleganti e melodici, altri ruvidi e rumorosi, altri ancora sembrano nati per far sorridere.

Ed è proprio questa varietà a renderli speciali. La tradizione musicale napoletana non vive di un solo suono, ma di un’intera famiglia di voci: corde, tamburi, sonagli, legni e sfregamenti che insieme raccontano l’anima più viva, teatrale e popolare di Napoli.