Giuseppe Bruscolotti: storia del difensore campano del Napoli

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Giuseppe Bruscolotti: storia del difensore campano del Napoli soprannominato “Palo ‘e fierr”

Nella storia del Napoli Calcio abbiamo personaggi che hanno dato lustro e difeso i colori azzurri fino alla fine. Quando si parla di bandiere non si può non nominare Giuseppe Bruscolotti, arcigno difensore del Napoli soprannominato “‘O palo ‘e fierr” proprio ad indicare la sua caparbietà e anche una certa durezza negli interventi.

In maglia azzurra Bruscotti ha giocano 16 anni con il Napoli, raccogliendo ben 511 presenze, secondo nella Hall of Fame azzurra per numero di presenze, dietro solo a Marek Hamsik. Vediamo insieme la sua storia!

Giuseppe Bruscolotti: gli inizi

Giuseppe Bruscolotti nasce il 1° giugno 1951 a Sassano (Sa), un paese di settemila abitanti arroccato su una collina del Vallo di Diano, da padre produttore di torrone. 

Nelle giovanili ha iniziato la sua carriera di difensore con le maglie di Pollese e Sorrento, con il quale esordisce tra i professionisti.

In totale saranno 60 le presenze con la squadra rossonera campana, con la quale vince un campionato di serie C e gioca da titolare tra i cadetti nella stagione successiva. Anche una rete per lui.

Giuseppe Bruscolotti al Napoli

Nella stagione 1972-73 viene ingaggiato dal Napoli, che lo pone fin da subito al centro del suo progetto tecnico, vista la sua forza e il suo spirito di combattimento.

Con gli azzurri diviene subito titolare, mettendo insieme 38 presenze tra campionato e coppe. Il primo gol con il Napoli lo realizza nella stagione successiva, mentre in quella 1974-75 sfiora addirittura lo scudetto con il Napoli, grazie ad una stagione incredibile, che vede Bruscolotti guidare la difesa, Juliano il centrocampo e Vinicio come allenatore a dispensare consigli e indicazioni su tattica e gioco, guidato dall’ammirazione per la Nazionale Olandese e l’Ajax, veri e propri protagonisti in quegli anni, con il loro gioco a zona. La sfida scudetto alla Juventus è uno spartiacque: la vince la Vecchia Signora con un gol nei minuti finali dell’ex Altafini, chiamato nell’occasione “core ngrato”.

Bruscolotti vince i suoi primi trofei a cavallo tra il 1975 e il 1977 (1 coppa Italia e una Coppa di Lega Italo-Inglese). A segno anche nella finale di Coppa di Lega Italo-Inglese nella finale di ritorno contro il Southampton.

Sfiora una incredibile finale di Coppa delle Coppe, arrivando fino alla semifinale contro i belgi dell’Anderlecht. A decidere il match d’andata è proprio Bruscolotti che segna la rete dell’1-0, ribaltata però al ritorno, con un arbitraggio anche molto dubbio. Nell’occasione Bruscolotti monta una guardia quasi epica al centravanti olandese Resembrink, incapace di rendersi pericoloso nell’occasione.

Negli anni successivi il Napoli non riesce più ad essere protagonista, anche per le assenze di Bruscolotti: il menisco gli salta nel 1979, mettendolo KO per due mesi. Ma nulla di grave.

La squadra torna ad essere protagonista nella stagione 1980-81, quando alla riapertura del mercato nei confronti degli stranieri, il Napoli gli mette vicino Krol, mitico difensore dell’Olanda e dell’Ajax. Con l’olandese il Napoli torna vincente, sfiorando lo scudetto per la seconda volta da quando Bruscolotti è in squadra. Anche in quella occasione la squadra non fu fortunata, arrivando terza dopo Juve e Roma, dopo una sconfitta incredibile in casa contro il retrocesso Perugia.

La rivincita arriva, però, pochi anni più tardi: il Napoli, dopo alcune stagioni travagliate decide di puntare sul calciatore più forte al mondo, ossia Diego Armando Maradona. Siamo nel 1984-85. Con Diego in squadra, Bruscolotti è sempre pronto alla battaglia, o come direbbero in Spagna a “tener garras” per coronare il suo sogno: vincere lo scudetto. Per farlo decide anche di cedere la fascia di capitano allo stesso Diego, con la promessa di portare la squadra alla vittoria.

Bruscolotti consegna la fascia di capitano a Diego dicendogli:

“Da oggi, sei tu il capitano, però dovrai mantenere l’impegno, Napoli aspetta lo scudetto”.

La squadra, con l’apporto di Bruscolotti in difesa e Maradona in attacco ci riesce nel 1986-87, dopo una cavalcata trionfale dalla prima all’ultima partita, che finalmente porta il primo tricolore al Napoli.

Nel 1987, quando il Napoli conclude vittoriosamente il campionato e nello spogliatoio in festa, Diego dichiara:

“Io porto la fascia di capitano, ma il vero capitano del Napoli è sempre lui, Bruscolotti.”

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Nella stagione 1987-88 riesce anche a togliersi lo sfizio di giocare una gara nella Coppa dei Campioni contro il Real Madrid. Sfiora il secondo scudetto di fila, ma senza riuscirci. Alla fine di quella stagione decide di appendere le scarpette al chiodo.

Durante la sua carriera ha sbarrato la strada agli attaccanti più forti dell’epoca: Riva, Anastasi, Platini, Serena, Mancini, Pulici, Graziani, Paolo Rossi, Vialli, Rummenigge, Bettega, Roberto Baggio, Mazzola, Juary, Bruno Conti, Resembrink.

In totale riesce anche a segnare 11 reti tra campionato e coppe. La prima, decisiva, è stata siglata nella vittoria sull’Inter (2-1) nel 1974. Bruscolotti decide anche la semifinale di andata (1-0) contro l’Anderlecht nella Coppa delle Coppe del 1977. Gli scappa anche un autogol, nella porta di Castellini in un Lazio-Napoli (1-1) del 1984.