Pizza napoletana: storia e tradizione dell’alimento più amato

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Pizza napoletana: storia e tradizione dell’alimento più amato

La pizza è l’alimento italiano più consumato e diffuso al mondo. In diverse varianti, la pizza è l’indiscussa icona di genuinità e qualità piatto tipico della cucina partenopea.

Turisti da ogni dove accorrono qui a Napoli per deliziare la classica pizza napoletana.

(Foto di Vincenzo Riccio)

D’altro canto, per un vero napoletano, la pizza è un culto, una devozione, un pasto irrinunciabile a cui non c’è freno che tenga.

È un alimento appetitoso, nutriente, costa poco ed è pratico da mangiare.

Ma ci siamo mai chiesti come e quando nasce la pizza napoletana?

La pizza ha origini antichissime legate alla storia del pane e dell’arte della panificazione. Egizi, Greci e Romani furono i primi a cucinare focacce schiacciate molto simili alla pizza moderna.

Furono soprattutto gli Egizi, circa 6.000 anni fa, ad osservare per primi i processi di lievitazione e cottura dell’impasto composto da farina e acqua.

Le popolazioni italiche del I secolo A.C utilizzavano il “pane schiacciato” come piatto o ciotola su cui servire la portata principale. Molto probabilmente il termine pizza deriva da questa nuova forma di panificazione a “disco piatto”. Il termine pizza, dunque, deriverebbe da “pinsa”, participio passato del verbo latino “pinsare” che si traduce in schiacciare.

 

Cominciamo  ad avvicinarci ad una versione 1.0 di pizza solo nel 500-600 d.c, quando nel Sud Italia approda la “ mastunicola”. Il termine deriva da “vasunicola(basilico) ed è declinazione di due tipi di focacce bianche: una versione povera costituita da aglio, strutto e sale grosso ed una versione ricca che prevede l’aggiunta di caciocavallo e basilico.

Nel 1700 d.c con l’esportazione peruviana del pomodoro cominciamo ad avvicinarci al concetto di pizza moderna. Il pomodoro si integra perfettamente nella tradizione culinaria partenopea e la pizza comincia ad integrare questo alimento, affermandosi come uno dei piatti preferiti dal popolo e non solo. Si narra che il re Ferdinando I di Borbone amasse le pizze della bottega di Antonio Testa detto n’Tuono e che invano avesse tentato di inserirle nelle portate di corte, incontrando l’opposizione della regina Maria Carolina d’Austria.

 

(Foto di Vincenzo Riccio)

Sono anni in cui le pizzerie non esistono, la pizza è consumata in strada piegata in 4 quattro come un portafoglio, cucinata in botteghe con forni a legna o nei “bassi” abitati e venduta in banchi all’aperto o da venditori ambulanti nei vicoli della città.

 

 

E solo nel 1800 che nasce la pizza margherita. Il pizzaiolo Raffaele Esposito, in onore alla Regina Margherita di Savoia, realizzò la pizza come oggi la conosciamo con pomodoro, mozzarella e basilico. Un piatto che ha l’intento di onorare non solo la Regina ma anche l’Italia. Non a caso, la pizza richiama i colori della nostra bandiera.

Al giorno d’oggi in Italia sono presenti oltre 42 mila pizzerie. Ancora una volta la pizza ha affermato la sua eccellenza grazie al riconoscimento ottenuto nel 2017 come Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO.

 

 

Conclusioni sulla pizza napoletana

(Foto di Vincenzo Riccio)

Come abbiamo appreso, la pizza napoletana ha una storia affascinante e sicuramente è un pasto che non si può rifiutare. Nel prossimo articolo parleremo delle migliori pizzerie in Campania. Dal centro storico alla provincia, gourmet o classica. Non mancherà un focus sulle migliori pizze fritte e dove trovarle.

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