San Gennaro: storia del santo patrono della città

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San Gennaro: storia del santo patrono della città

Nel film Operazione San Gennaro, diretto da Dino Risi nel 1966 con Totò, Nino Manfredi e Senta Berger, i protagonisti, provano a rubare il Tesoro di San Gennaro e dopo una serie di peripezie sembrano riuscirci, ma proprio quando sembra tutto fatto interviene mamma Assunta, la madre adottiva di Dudù (uno della banda) che infuriata per il furto sacrilego, coinvolge il vero arcivescovo di Napoli. Sarà quest’ultimo a prelevarlo personalmente all’aeroporto e a condurlo con la sua auto in mezzo alla folla in festa per la processione di San Gennaro. Dudù tenta all’ultimo momento di sottrarsi con la borsa contenente il bottino ma, stretto dalla folla e scambiato da tutti come l’eroico salvatore del tesoro, non può far altro che restituirlo alla città.

Operazione San Gennaro è forse il film che più identifica il rapporto che ha la città con il suo Santo Patrono. In alcune scene del film si riconosce la venerazione nei confronti del santo, un pò come se gli si volesse affidare le sorti della città.

Tutti i napoletani volevano che il tesoro restasse a San Gennaro e alla fine ci riescono.

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Fra i santi dell’antichità, San Gennaro è certamente uno dei più venerati dai fedeli grazie anche al culto che gli tributano i napoletani, accompagnato periodicamente dal misterioso prodigio della liquefazione del suo sangue.

Patrono amatissimo di Napoli, i suoi attributi iconografici sono il bastone pastorale e la palma, simbolo del martirio. Nell’ultimo post a cura di Napoli Fans vi parleremo di San Gennaro, santo patrono della città partenopea!

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Storia di San Gennaro

Ma perché San Gennaro è così amato dai napoletani?

Gennaro nacque a Napoli nella seconda metà del III secolo e fu eletto vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato, amato dalla comunità cristiana e rispettato anche dai pagani.

La vicenda del suo martirio si inserisce nel contesto delle persecuzioni anti cristiane di Diocleziano. Egli infatti conosceva il diacono Sosso (o Sossio) che guidava la comunità cristiana di Miseno e lo stesso fu incarcerato dal giudice Dragonio, proconsole della Campania.

Gennaro, saputo dell’arresto di Sosso, volle recarsi insieme a due compagni, Festo e Desiderio, a portargli il suo conforto in carcere.

Dragonio informato della sua presenza e intromissione, fece arrestare anche loro tre, provocando le proteste di Procolo, diacono di Pozzuoli e di due fedeli cristiani della stessa città, Eutiche ed Acuzio. Anche questi tre furono arrestati e condannati insieme agli altri a morire nell’anfiteatro, ancora oggi esistente, sbranati dagli orsi.

Ma durante i preparativi il proconsole Dragonio si accorse che il popolo dimostrava simpatia verso i prigionieri e quindi prevedendo disordini durante i cosiddetti giochi, cambiò decisione e il 19 settembre del 305 fece decapitare i prigionieri.

Dopo la morte di San Gennaro

Durante il trasporto delle reliquie di San Gennaro a Napoli, la suddetta Eusebia o altra donna, alla quale le aveva affidate prima di morire, consegnò al vescovo le due ampolline contenenti il sangue di San Gennaro. 

A ricordo delle tappe della solenne traslazione vennero erette due cappelle: S. Gennariello al Vomero e San Gennaro ad Antignano.

La tomba divenne meta di continui pellegrinaggi per i grandi prodigi che gli venivano attribuiti. Nel 472 ad esempio, in occasione di una violenta eruzione del Vesuvio, i napoletani accorsero in massa nella catacomba per chiedere la sua intercessione, iniziando così l’abitudine ad invocarlo nei terremoti e nelle eruzioni, e mentre aumentava il culto per S. Gennaro, diminuiva man mano quello per S. Agrippino vescovo, fino allora patrono della città di Napoli. Dallo stesso anno San Gennaro cominciò ad assumere il rango di patrono principale della città.

vesuvio

Successivamente, durante un’altra eruzione nel 512, fu lo stesso vescovo di Napoli, Stefano I, ad iniziare le preghiere propiziatorie, dopodichè fece costruire in suo onore, accanto alla basilica costantiniana di S. Restituta (prima cattedrale di Napoli), una chiesa detta Stefania, sulla quale verso la fine del secolo XIII, venne eretto il Duomo di Napoli, riponendo nella cripta il cranio e la teca con le ampolle del sangue.

duomo napoli

Questa provvidenziale decisione preservò le suddette reliquie dal furto operato dal longobardo Sicone, che durante l’assedio di Napoli dell’831, penetrò nelle catacombe, allora fuori della cinta muraria della città, asportando le altre ossa del santo che furono portate a Benevento, sede del ducato longobardo.

Le ossa restarono in questa città fino al 1156, quando vennero traslate nel Santuario di Montevergine (AV), dove rimasero per tre secoli e addirittura se ne perdettero le tracce finché, durante alcuni scavi effettuati nel 1480, casualmente furono ritrovate sotto l’altare maggiore insieme a quelle di altri santi, ma ben individuate da una lamina di piombo con il nome.

Il 13 gennaio 1492, dopo interminabili discussioni e trattative con i monaci dell’abbazia verginiana, le ossa furono riportate a Napoli nel succorpo del Duomo ed unite al capo e alle ampolle. Intanto le ossa del cranio erano state sistemate in un preziosissimo busto d’argento, opera di tre orafi provenzali, dono di Carlo II d’Angiò nel 1305, al Duomo di Napoli.

Il sangue di San Gennaro

Il sangue di San Gennaro si sciolse la prima volta, come documenta un articolo di Famiglia Cristiana, il 17 agosto 1389 e si scioglie ora tre volte l’anno:

  • nel primo sabato di maggio (non tutti conoscono questa data);
  • la seconda avviene il 19 settembre, ricorrenza della decapitazione, che una volta avveniva nella Cappella del Tesoro, ma per il gran numero di fedeli, il busto e le reliquie sono oggi esposte sull’altare maggiore del Duomo;
  • una terza liquefazione avviene il 16 dicembreFesta del patrocinio di S.Gennaro”, in memoria della disastrosa eruzione del Vesuvio nel 1631, bloccata dopo le invocazioni al santo.

Il prodigio, così puntuale, non è sempre avvenuto. Esiste un diario dei Canonici del Duomo che riporta nei secoli anche le volte che il sangue non si è sciolto, oppure con ore e giorni di ritardo, oppure a volte è stato trovato già liquefatto quando sono state aperte.

Dicerie vogliono che ogni volta che il sangue di San Gennaro non si scioglie, un evento catastrofico si abbatte sulla città e suoi suoi cittadini. Ed è per questo che tutti ne aspettiamo con ansia lo scioglimento.

Il tesoro di San Gennaro

Oggi custodito in un caveau di una banca, essendo ingente e preziosissimo, il tesoro di San Gennaro è l’insieme dei doni fatti al santo patrono da sovrani, nobili e quanti altri abbiano ricevuto grazie per sua intercessione, o alla loro persona e famiglia o alla città stessa.

Le chiavi della nicchia, sono conservate dalla Deputazione del Tesoro di S. Gennaro, da secoli composta da nobili e illustri personaggi napoletani, con a capo il Sindaco della città.

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Il nostro post dedicato a San Gennaro termina qui: alla prossima con i post dedicati alla cultura di Napoli Fans!

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