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Mentre in Inghilterra Claudio Ranieri conquista il cuore del mondo intero col suo Leicester, il Napoli di Sarri non può ancora fare il suo ritorno in Champions, come meriterebbe dopo un campionato di così alto livello. La Roma è ancora lì, a due passi (e punti), e la partita col Torino sembra essere davvero l’ostacolo finale da superare prima di poter gioire, almeno virtualmente. Questo perché l’ultima giornata di campionato i partenopei affronteranno in casa il Frosinone, probabilmente già aritmicamente retrocesso, mentre i giallorossi concluderanno la stagione in casa del Milan.

Due partite, due punti di stacco, due campioni: da una parte un infinito Francesco Totti, il quale, nonostante sia stato trattato come un esubero da quando Spalletti è approdato a Roma, ha risolto col suo ingresso le ultime cinque partite dei capitolini; dall’altra Gonzalo Higuain, signore incontrastato di questo campionato, miglior realizzatore stagionale del Napoli e di questa Serie A, vicino al record di 35 reti di Nordhal. Se il Pipita non dovesse almeno eguagliare il record del 1951 (non è semplice, servono 3 gol in due partite), la delusione potrebbe essere superata col raggiungimento del secondo posto, anche se i due obiettivi sembrano evidentemente correlati.

L’ultima prova complicata, la trasferta di Torino, dovrà essere affrontata con il carattere e con la mente sgombra, due caratteristiche che il Napoli di Sarri, a onor del vero, ha sempre messo in campo, tranquillo ed elegante nella maggior parte dei casi, compresa l’ultima partita contro l’Atalanta. La serenità con la quale gli azzurri gestiscono il pallone all’interno del traffico della pressione avversaria connota tutta la compagine di un aspetto da Big, e la facilità con la quale sia la difesa che il centrocampo trovano sempre i corridoi giusti sono, in questo senso, due tra i segnali più importanti. Quello di Sarri sembra ormai un meccanismo ben oliato che su questa strada potrà solo funzionare meglio.

Il problema potrebbe essere un altro: qualcuno lo chiama “non saper gestire il risultato”, altri “sfortuna”, altri ancora “mancanza di cattiveria”. Sono i gol improbabili subiti contro la Juventus, il Villareal, la Roma e anche l’Atalanta, che tramutano la squadra sul più bello, che spaccano in un solo rimpallo le travi di sostegno accuratamente montate da Sarri per garantire solidità al suo progetto. Alla prima vera occasione avversaria (anche mezza occasione) si è preso gol, senza aver peccato più di tanto nei restanti 85/89 minuti.

È questa l’unica tendenza da invertire, l’ultima sfaccettatura della casualità calcistica da piegare al proprio volere, difficile da limitare soprattutto quando i fenomeni si hanno solo in campo e non in Lega. È la follia del calcio, la stessa che condanna un Napoli da record a doversela giocare fino all’ultimo respiro, passando per Torino, la città dove si è spento il sogno scudetto, e dove adesso quello della Champions diretta transita pericolosamente.

Ci avvolgono i fantasmi del passato, non solo di quest’anno, ma anche dello scorso, che proprio nel finale ci strapparono un terzo posto che sarebbe stato probabilmente immeritato. La soluzione, almeno per i tifosi, affinché si possa approcciare a questo finale di stagione con tranquillità, è presto detta, e sta nella cognizione della differenza nel gioco, nel ritmo e nel temperamento rispetto ad un anno fa, unita proprio al mesto ricordo di quel rigore sbagliato: dopo quella delusione, ciliegina sulla torta di un’annata costellata di alti e bassi nei risultati come nella maturità espressa in campo, questa volta, al di là di come finirà, non avremo rimpianti, sullo scudetto come sulla Champions, diretta o no che sia. Questo perché nel corso dell’anno corrente abbiamo goduto e abbiamo gonfiato il petto d’orgoglio per una grande squadra. Quest’anno, insieme a questo Napoli, siamo pronti a tutto!

Daniele Sasso

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