Sarri Infuriato

“Sotto pressione” non è solo la traduzione di una delle canzoni più famose di sempre, scritta nel 1982 dai Queen insieme a David Bowie, ma è anche il concetto che racchiude le ultime tre giornate di campionato del Napoli di Sarri, mai come adesso stressato, sotto accusa, impaurito dal rischio di buttare al vento quanto di buono fatto in questa stagione.

Contro la Roma, allo stadio Olimpico, la squadra ha giocato una buona gara, pronta a raccogliere un pareggio che sarebbe stato fondamentale per la lotta al secondo posto, ma allo stesso tempo in grado di proporsi in avanti, soprattutto con Mertens e Higuain, mentre Callejon arretrava fino a diventare il quarto centrocampista. La pericolosità del Napoli, più volte vicino al vantaggio, è stata testimoniata anche da Luciano Spalletti, ricorso addirittura al segno della croce sull’ennesimo attacco azzurro.

Nonostante l’amarezza per il risultato finale infatti, non si può dire che gli uomini di Sarri abbiano affrontato male la sfida. Anzi, la partita è stata preparata e interpretata nella maniera più corretta. Alcuni singoli sottotono, più che la squadra nel suo insieme, hanno determinato l’esito di un confronto a dir poco maledetto, che nei 180 minuti tra andata e ritorno ha visto il Napoli dominare a più tratti, raccogliendo però solo un punto.

Un gol pesantissimo, quello di Radja Nainggolan, durante quello che è stato l’unico momento di calo di concentrazione della fase difensiva del Napoli nella totalità dei novanta minuti. Come a Torino, la stessa mancanza di lucidità e pragmatismo difensivo hanno sfavorito gli azzurri nel momento decisivo. Perso il corretto posizionamento della retroguardia, con i laterali poco determinati nel contrasto ed i centrocampisti troppo schiacciati sulla linea dei difensori, per la Roma è stato fin troppo facile muovere la palla e trovare  il centrocampista belga, ben appostato al limite dell’area.

La rete nel finale, al secondo tiro nello specchio dei giallorossi in tutta la partita, è una punizione davvero troppo severa, frutto di una prestazione nella quale alla compattezza andava aggiunta un po’ più di cattiveria. Non solo Marek Hamsik, autore di una prova opaca e poco convinta, ma lo stesso Gonzalo Higuain, ancora vittima delle giornate di squalifica, fuori ritmo rispetto a un mese fa, non hanno concretizzato quelle occasioni che avrebbero cambiato la storia del match e che aumentano ancora di più i rimpianti.

E proprio parlando dei singoli, impossibile non citare un altro capitano, Francesco Totti, un esempio di come la pressione possa essere sottomessa dalla classe e dalla personalità. Il numero 10 giallorosso ha propiziato il gol della sua squadra, decisivo a 40 anni come quasi nessuno nel mondo. Al di là dei colori, è giusto omaggiare un campione che probabilmente concluderà quest’anno la sua storia nella massima serie italiana.

Le prossime sfide con Atalanta, Torino e Frosinone, viste qualche mese fa come un abbordabilissimo e tranquillo finale di campionato, si trasformano ora in tre finali. Senza guardare ai propri rivali giallorossi, il Napoli dovrà rimanere concentrato su se stesso, riversando tutta la consapevolezza della propria forza su degli avversari che rimangono, in ogni caso, decisamente alla propria portata.

La chiave per non perdersi in un bicchiere d’acqua sta quindi nella tranquillità della gestione dei propri mezzi, e nella capacità di affrontare queste ultime gare senza farsi schiacciare da una pressione che potrebbe diventare insostenibile.

Daniele Sasso

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