higuachamp

Alla fine di un’annata memorabile, il pensiero che sintetizza più di qualsiasi altro il futuro della squadra, del club e dei tifosi, rimane probabilmente quello del presidente Aurelio De Laurentiis. Annunciando l’acquisto di Tonelli come l’inizio di una grande campagna acquisti, il presidente azzurro, rivolgendosi a Sarri, ha dichiarato in conferenza stampa: «Poi saranno cazzi tuoi, li dovrai far giocare tutti e diciannove».

E in effetti, l’espressione colorita, svincolata per un secondo dal mero lavoro che toccherà a Sarri, e generalizzata invece a tutto l’ambiente napoletano, non potrebbe essere più corretta.

Ora sono davvero cazzi nostri, perché fare meglio di così, l’anno venturo, sarà una sfida ardua e complessa, che lascia pochissimi margini per arrivare più in alto, almeno in campionato. Esattamente come era stato alla fine dell’era Mazzarri, culminata anch’essa in un secondo posto storico, anche se con meno punti.

Al dire il vero, potremmo addirittura sentirci un po’ spaesati, essendo tornati grandi nella stagione nella quale pensavamo, inizialmente, di essere più piccoli. Molti, probabilmente, devono ancora assimilare quello che hanno visto al minuto 71 di Napoli- Frosinone, riguardano e riguardano le immagini della partita e poi si chiedono: “Ma è successo davvero?”. In estasi più dei napoletani probabilmente c’è solo Daniele Adani, che nel commento di Sky (se non lo avete ancora visto, guardatelo) ci ha ricordato quanto conti poco la casacca di un giocatore quando questo incarna l’essenza del calcio.

Si perché, a costo di sembrare provinciali, è impossibile non ragionare sul fatto che i 36 gol di Higuain valgono quasi più di un trofeo. Il record di Nordahl, che sembrava impossibile da battere per chiunque, ora è caduto. E a differenza di un titolo “annuale”, il Pipita (e Napoli con lui) rimarrà in cima alla classifica dei cannonieri all time, almeno potenzialmente, per tantissimo.

Una gioia infinita, quella provata dal popolo azzurro, soprattutto se relazionata ad un secondo posto conquistato tra mille avversità, che ci rende parte della storia del calcio, la quale ancora una volta ci chiama e ci fa protagonisti, si avvale di noi come mezzo attraverso il quale mostrare tutta la bellezza di questo sport.

Di fatto, questa stagione si è materializzata come l’antitesi di quella precedente. Il gioco altalenante (così come la concentrazione) sono stati sostituiti da un calcio maestoso, geometrico e tattico, in grado di esaltare le potenzialità dei singoli. La tripletta mancata contro la Lazio 349 giorni fa da Gonzalo Higuain trova la sua vendetta nella rovesciata che porta il Pipita fuori dal mondo, in una dimensione diversa, quella delle leggende: l’ennesima prodezza che deride i tanti (compresi alcuni pseudo giornalisti) che dell’attaccante argentino osavano dire peste e corna.

È questo il passo decisivo, la possibilità consegnataci per portare questa società ad un livello successivo, approfittando di una base finalmente solida che trova il suo maggior sostegno nel proprio allenatore, artefice di un vero e proprio miracolo sportivo, impensabile fino all’estate scorsa.

Sarri, il bancario saggio e meticoloso che in un anno ha modellato uno dei Napoli più forti di sempre, mantenendo queste attitudini potrebbe entrare in un ciclo a dir poco straordinario. Questo ovviamente a patto che la società si impegni seriamente nel favorire la propria compagine, nelle strutture e in una migliore organizzazione, così come nel mercato estivo.

E’ per questo che adesso, dopo tante soddisfazioni, tornare quelli che eravamo in agosto, più umili e con la testa sulle spalle, sarà più difficile, così come sarà arduo trattenere il numero 9. Un dettaglio, forse, ci lascia maggiori speranze. Al terzo gol, all’apice della gloria, Gonzalo Higuain non è corso sotto la curva, ma è andato ad abbracciare il suo mister e i compagni. Il legame solido di questo gruppo è una prova più tangibile di una maglia baciata (e ne abbiamo visti tanti baciarla senza impegno).

La crescita, nostra e del Napoli, passa anche da questo. Intanto, tutto il mondo celebra l’urlo del San Paolo, mentre il motivo della Champions ci ricorda che siamo di nuovo sulla cresta dell’onda: evidentemente, dopo un campionato così, l’anno prossimo saranno proprio cazzi nostri!

Daniele Sasso

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento
Articoli simili