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Vale più un referendum o una partita di pallone? In Italia la domanda non è semplice, e le risposte possono essere tante, tutte convincenti, forse per ragioni diverse. C’è del tragicomico nei giorni appena passati, almeno per una parte dei napoletani. Dalla propria squadra del cuore che gioca una partita al limite del disastroso dopo essere stata vittima di trattamenti particolari da parte della Lega, al proprio governo che invita il popolo a non votare, passa una linea sottilissima, intrisa di amarezza, che tuttavia descrive un periodo storico ben definito.

Rimane la “libertà” di voto dei cittadini, compresa l’astensione, quella che avremmo voluto esercitare, col senno di poi, non guardando una gara a tinte azzurre così spente; la stessa astensione esercitata dai giocatori del Napoli, rinunciatari del solito bel calcio e dalla determinazione che quasi mai era mancata quest’anno. Una partita giocata senza quorum, potremmo dire, tanto da far pensare a Higuain come almeno il 60% della squadra, senza il quale la soglia, per l’appunto, non si raggiunge.

La squadra scesa in campo a Milano è apparsa molle, incapace di produrre il solito gioco e di reagire dopo il gol dell’1-0 (in leggero fuorigioco), che ha favorito il modus operandi dei nerazzurri, saldi in difesa e famelici in contropiede. Gli errori arbitrali (a di là della rete del vantaggio di Icardi, mancano nella ripresa i secondi gialli a Nagatomo e Kondogbia) hanno sicuramente influenzato la gara, ma non possono essere un alibi dietro al quale nascondere un match giocato male, nel corso del quale l’assenza di Gonzalo Higuain è pesata come mai prima d’ora.

Così come avvenuto contro la Roma all’andata e con il Milan nella partita di ritorno, una squadra ben chiusa in difesa ma non di bassa classifica (e quindi ben attrezzata) si è rivelata essere la kryptonite del Napoli di Sarri, il quale dovrà trovare le soluzioni adeguate adesso come per la prossima stagione, quelle piccole modifiche che servono per diventare impermeabili in questo tipo di situazioni.

Allo stesso tempo sarebbe ingiusto e inadeguato criticare più di tanto una squadra che quest’anno ha regalato emozioni e spettacolo quasi ininterrottamente. Nonostante l’ultimo periodo non brillantissimo, se a Napoli si votasse per far diventare Sarri il Ferguson della società, probabilmente problemi di quorum non ce ne sarebbero.

Il pareggio della Roma a Bergamo salva gli azzurri, che sono ancora a +5, ma non limita più di tanto la sensazione che il secondo posto si giocherà in gran parte allo Stadio Olimpico. Nel prossimo turno i partenopei affronteranno in casa un’altra eterna bestia nera, il Bologna, per l’ultima volta senza il Pipita.

All’andata Destro e compagni segnarono la fine di un ciclo di vittorie che avevano portato gli uomini di Sarri in cima al campionato. La parola vendetta in questo caso fa rima con sopravvivenza, poiché perdere ancora punti ora significherebbe entrare in una piccola crisi alle porte di quella che inevitabilmente diventa la partita più importante di questo finale di stagione.

Serve la concentrazione, e serve il carattere. Gli ultimi metri prima di riprendere ossigeno col rientro in campo del numero 9 si giocheranno tra le mura del San Paolo, dove il quorum si raggiunge sempre; dove il gioco del calcio, più semplice rispetto al districarsi tra trivelle e percentuali, ci unisce tutti, e ci permette di esprimere il nostro voto senza che gli intrallazzi politici determinino le nostre azioni. Saremmo liberi, insomma, di votare SSC Napoli.

Daniele Sasso

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