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Un’altra partita, solo una. Una sola settimana, prima del coronamento di un sogno. Non lo scudetto, accarezzato per una buona fetta di stagione, ma il secondo posto, reso memorabile da un campionato giocato su livelli altissimi, divenuto maggiormente importante dall’inseguimento senza sosta della Roma.

Il finale di un racconto, per nostra fortuna, acquisisce più importanza proprio grazie alle insidie del viaggio intrapreso; in virtù, paradossalmente, delle difficoltà affrontate e superate, che stringono le viscere e poi ti permettono di godere, e di gioire con più gusto.

Come in altre occasioni, il Napoli a Torino ha dominato, esprimendo calcio d’alta scuola, ed ha sofferto, subendo l’ennesimo gollonzo alla prima vera occasione avversaria. Circa mezz’ora (che è sembrata un anno) il tempo passato col fiato sospeso, con la paura di vedere gettata al vento una partita rimasta aperta per colpa di un palo e di un rigore clamoroso non sanzionato.

Vorremmo rilassarci, riposarci, ma non possiamo, perché manca l’ultimo gradino. Altri 90 minuti di passione, un’altra partita (speriamo senza soffrire) dove incanalare il proprio spirito. Lo spirito, per intenderci, è quello che si materializza più di tutti nel lavoro di Josè Maria Callejon, l’uomo che ha realizzato la rete che in questo momento riporta il Napoli alla seconda posizione.

Sempre attivo, frenetico, e col capello curato, lo spagnolo rappresenta forse più di chiunque altro l’essenza nascosta del Napoli sarriano. Corsa, attenzione e senso del gol fanno del numero 7 azzurro il membro più completo e duttile della sua compagine. Meno gol rispetto alla gestione Benitez, ma un’infinità di recuperi, di diagonali degne del miglior terzino, unite alla determinazione di chi non si ferma mai.

Troppe volte sottovalutato nel corso delle analisi tecniche, Callejon ha dimostrato di poter soddisfare i propri tifosi in maniera universale: difensivamente, tatticamente e sotto porta. Se quello degli azzurri fosse un galeone, l’ala ex Real Madrid figurerebbe come il tuttofare: il mozzo che pulisce e che allo stesso tempo è in grado di navigare a vista. È la completezza di chi non sbaglia mai un passaggio, sa sempre come gestire il pallone e accomodarlo ai compagni, di chi al proprio score realizzativo non ha mai pensato, e che adesso mette a segno il gol decisivo di un intero campionato.

Dopo aver sopportato la tempesta, alla nave di Sarri non resta che attraccare, gettare l’ancora e godersi il paradiso della Champions diretta. Un processo semplice se paragonato al resto, ma comunque delicato, essenziale prima di poter festeggiare. Il record di 79 punti (Mazzarri e Benitez si erano fermati a 78) e del maggior numero di vittorie stagionali (24) dovranno essere superati ancora, sigillati da un’ultima vittoria.

Potrebbe essere questa, inoltre l’ultima volta di Gonzalo Higuain al San Paolo. L’augurio è quello che il Pipita riesca a realizzare almeno un paio di gol, per eguagliare Nordahl, dopo aver già raggiunto Angelillo (a quota 33) nella classifica dei migliori cannonieri di sempre della Serie A.

Dopo tutto, la sfida più entusiasmante, per tutti quanti gli azzurri, sta nel saper superare se stessi. Per l’ultima volta quest’anno il Napoli dovrà dare l’anima, esaltarsi e saper esaltare i propri tifosi. Un’altra volta ancora, e solo dopo potremo riposare soddisfatti.

Daniele Sasso

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